Cisterna

03 dicembre 2009

Understanding Bollywood

Mitico balletto in stile Bollywood
Lo sviluppo di una Nazione si comprende dal suono dei suoi strumenti musicali.
Più il paese è povero, più i suoi strumenti musicali fanno un suono del cazzo.
Ci hai mai fatto caso? Senza andare tanto lontano, basta pensare alle chitarrine fastidiose e alle trombette scoreggianti del mondo latino-americano... hai presente?
Evidentemente solo le Nazioni ricche hanno accesso agli strumenti musicali seri.
Poiché la mia dote più nascosta è la diplomazia, ieri parlavo di questa cosa con due indiani.
L'ho già anticipato: la mia dote più nascosta è la diplomazia.
Parlavo con loro dei film di Bollywood. Quei film coloratissimi in cui ogni occasione è buona per cantare e ballare. Ballare. Ballare è una parola grossa. Le loro coreografie mi ricordano il momento in cui il pesce viene buttato nel barile e si dimena per uscirne: con gli strumenti musicali che hanno, probabilmente non è possibile fare molto di più...
L'occasione era ghiotta, così ho chiesto ai due indiani di aiutarmi a comprendere lo spirito di questi film, così amati da tutto il mondo orientale.
Entusiasta per la domanda, uno dei due ha preso il computer e mi ha fatto subito vedere uno spezzone. L'ambientazione è una stanza enorme. In fondo alla stanza c'è una donna sola, vestita di bianco. Arriva un uomo vestito di blu carico. Ha una scatola. La apre.
L'apertura di una scatola in India è condizione sufficiente per far partire un balletto: 10 minuti di musica cantata, in cui la stanza si riempe di ballerini vestiti con costumi sgargianti.
10 minuti in cui i due indiani di fianco a me cantavano felici. Sapevano tutto il testo a memoria. Erano così felici che mi hanno contagiato. Non capivo nulla del film, ma mi divertivo.
Alla fine mi hanno spiegato la scena.
La donna vestita di bianco è sposata da un anno. Quello è il giorno del loro primo anniversario. Il marito le porta un regalo. Lei, che in quel momento è un po' giù di baracca, chiede al marito se la ama. Lui le risponde una cosa tipo ovviamente!
Insomma... la sceneggiatura fa cagare.
Però c'è dell'altro.
Il balletto ed il canto rappresentano i sentimenti e gli stati d'animo della donna che si sente felice della risposta del marito. Le persone che ballano in abiti colorati in realtà non sono personaggi del film. Sono un modo per dare maggiore enfasi alla canzone.
In poche parole i balletti sono gli effetti speciali sentimentali che usano a Bollywood per esprimere le emozioni, vero fulcro delle loro storie. Gli eventi sono secondari. Bollywood è un affascinante frutto incontaminato della cultura spirituale indiana.
Bello! Quando ho rivisto la scena, finalmente ho compreso ed apprezzato.
Finalmente ho visto oltre la trama orrenda, oltre i balletti sincopati, oltre le loro voci gracchianti, oltre i loro strumenti musicali del cazzo.
Son contento che nel mondo ci sia così tanta varietà di espressione. E' un bene che questi poveri stronzi non abbiano accesso agli strumenti musicali seri.
Evviva!
...ora può iniziare il balletto colorato per la fine del post: si preparino le cento trombette del cazzo che ho ingaggiato. Io intanto cerco nel barile pieno di pesci l'ispirazione per la coreografia del mio balletto.
Cinque, sei, sette otto...

09 novembre 2009

Dello strano fenomeno dell'effetto lazzaretto

I tragici risultati dell'effetto lazzaretto
Serata a teatro. Eleganza, opulenza e volti raggianti.
Discussioni amichevoli e sorrisi.
Poi calano le luci. Il vociare si affievolisce in parallelo con l'intensità dell'illuminazione.
Si fa buio in sala.
Questo è il momento critico dell'effetto lazzaretto.
L'effetto lazzaretto è il curioso fenomeno secondo il quale le pause di silenzio a teatro scatenano una epidemia di tosse collettiva. Parte il primo con un timido coff.
Gli fa eco un successivo coff coff.
Hum.
Coff. Coff coff.
Coff coff coff. Etchù. Coff.

A seguire c'è una scia di morte e distruzione
I registi di teatro sanno benissimo che è sufficiente una pausa di 3 minuti per generare una epidemia in grado di sterminare una platea da 1500 posti a sedere.
Pare che l'influenza aviaria si sia scatenata a causa di un black-out di 7 minuti durante una rappresentazione teatrale dell'opera Il Lago dei Cigni di Cajkovskij, e da ciò prenda il suo nome.
Non è un caso che le più grandi civiltà del passato si siano estinte dopo la diffusione sociale del teatro.
Se anche tu conosci qualcuno che trova noioso il teatro, pur non avendo mai assistito ad una rappresentazione, sappi che l'apparente contraddizione in realtà è giustificata dall'evoluzione darwiniana. Lui in cuor suo percepisce il pericolo che si nasconde dietro una pausa a teatro. Molto meglio stare davanti alla TV.
Il teatro è roba da temerari. Da gente che non ha paura di sfidare la morte.

05 novembre 2009

Intorno al crocifisso

Crocifisso
Illo tempore un me giovanissimo frequentò, peraltro brillantemente, le scuole elementari di Costigliole d’Asti.
Ero un pischello, e i miei ricordi non sono dettagliatissimi. Ricordo un edificio scarno. All’interno banchi vecchi, sedie vecchie, muri vecchi, pavimenti vecchi.
In fondo all’aula una predella vecchia, una cattedra vecchia, una maestra vecchia, e dietro di loro, attaccati al muro, la lavagna, il crocifisso e la foto del presidente della repubblica.
In pratica frequentavo la brutta copia della scuola del libro Cuore. La brutta copia mai ristrutturata della scuola del libro Cuore.
Che ricordi…
Apprendo dai giornali che secondo una recente sentenza della Corte Europea, i ricordi delle prossime generazioni di bambini europei avranno un dettaglio in meno: il crocifisso.
Non entro nel merito del significato politico e religioso della cosa. Il mio commento è puramente culturale.
Girando il mondo per lavoro ho avuto la possibilità di confrontarmi con culture diverse, e negli anni ho maturato una visione generale della religione.
Religione non significa semplicemente cerimonie, preghiere, luoghi di culto e organizzazioni di fedeli.
La religione è anche altro. E’ un filtro impercettibile. Una impronta culturale che si riflette sulla visione del mondo.
E’ un fenomeno comune a tutti, anche all’ateo più radicale. Non è facile percepirlo perché normalmente viviamo all’interno di una matrice culturale uniforme, e quindi siamo portati a pensare che la nostra visione sia semplicemente figlia del buon senso. Ma che cos’è il buon senso e da dove viene?
Faccio un esempio: il povero. Soffermati e pensa al povero.
Molto probabilmente quando pensi ad un povero, tu pensi ad una persona da aiutare. Ad un bisognoso.
Questo sentimento all'interno della nostra cultura è sensato, ovvio e ragionevole. Ciò accade semplicemente perché la nostra matrice culturale è cristiana.
Se avessi fatto la stessa domanda ad un indiano, la risposta sarebbe stata diversa.
Per un induista il povero è un riflesso di cattivi comportamenti nelle vite precedenti. Aiutare un povero è sbagliato, perché non gli si permette di espiare e di ambire a migliorarsi nelle prossime vite. All’interno della sua cultura, questo è sensato, ovvio e ragionevole. La sua matrice culturale è induista.
Le diverse matrici culturali modificano tutti gli aspetti della vita, non solo il concetto di bene e male. Toccano tutti i risvolti della realtà.
Anche aspetti apparentemente oggettivi e misurabili, come il tempo.
Le culture che credono nella reincarnazione hanno una visione ciclica del tempo. Le cose ritornano e si ripetono.
Le culture che credono nell’aldilà invece percepiscono il tempo come lineare. Tutto ha un inizio ed una fine.
Prova a soffermarti su quello che può significare una diversa concezione del tempo… non è solo una questione di filosofia.
Il modello capitalistico è sicuramente figlio di una visione lineare del tempo: tutte le attività sono volte allo sviluppo. Alla crescita. C’è un punto di partenza (la situazione attuale) ed un miglioramento continuo. Lineare e proiettato in avanti.
Cosa sarebbe successo se il modello capitalistico fosse nato in una cultura in cui il tempo è ciclico? In cui tutto ritorna? In cui non si può crescere all’infinito? Sicuramente sarebbe stato un capitalismo diverso.
Sarebbe stato il prodotto di un’altra cultura. Di una cultura rappresentata da un elefante, o da una dea con otto braccia. Non lo so. Io so che la mia cultura e il mio modo di essere sono rappresentati da un crocifisso, e francamente mi stupisce apprendere che un simbolo così importante venga letto in chiave strettamente religiosa e sacrificato in nome di una uguaglianza universale ipocrita, e peraltro ironicamente figlia della stessa cultura cristiana.
Se Dio c'è, ha un gran senso dell'umorismo.

12 ottobre 2009

Dello strano fenomeno dei ciappini tecnologici: Kindle

Il fenomeno kindle
In questi giorni non sei nessuno se non esprimi gratitudine per l'arrivo in Italia di Kindle.
TV, internet, carta stampata, radio... ogni media è buono per esprimere gaudio massimo per l'atteso avvento.
Un mio vicino di casa ha sacrificato il bue più grasso a Kindle.
So di una fondazione che sta raccogliendo soldi per costruire un idolo d'oro con le fattezze di Kindle.
...ammetto di essere un po' ignorante, ma comunque se tutti dicono che 'sto Kindle è cosa buona e giusta, beh, devo averlo anche io!
Fedele al benevolo dio Kindle, ieri sono corso all'Ikea a comprarne uno.
Sorpresa delle sorprese: nonstante il nome del cazzo, non è un mobile Ikea.
Eh?!?!? E allora cos'è?
Mi sono documentato: trattasi di ennesimo ciappino tecnologico. Peraltro nella variante ass-plug (presa per il culo).
Kindle è un bagaglietto grande come una paletta per raccogliere la merda, e con le fattezze di una paletta per raccogliere la merda. Per distinguerlo da una paletta per raccogliere la merda lo hanno dotato di una tastiera.
Già... ma cosa me ne faccio di una paletta per raccogliere la merda con la tastiera?
Gli adepti di Kindle mi educono sul fatto che Kindle permette anche una seconda funzione: leggere gli e-book.
Eh?! Ho capito bene?! Si parla di libri?!?!?
...se tutti gli entusiasti sostenitori di Kindle avessero speso il prezzo di Kindle in libri, oggi il proprietario della mia libreria di fiducia si muoverebbe in yacth all'interno di un canale sotterraneo scavato apposta per permettergli di raggiungere la città in barca.
Madonna che ciappino del cazzo han tirato fuori stavolta! Non riesco a capacitarmi.
Per me non c'è paragone tra un libro cartaceo e un e-book.
Un libro cartaceo è sempre meglio: lo puoi trattare male, buttare in fondo alla valigia, dimenticare al sole, sotto la pioggia.
Lo puoi spiegazzare, scarabocchiare, sottolineare, prestare, regalare.
E alla fine della lettura lo puoi conservare insieme agli altri libri.
Ogni singolo libro, con le sue sottolineature, le note, le pieghe, le macchie, rappresenta un momento della mia storia. E' uno dei fotogrammi che formano il film dell'evoluzione non solo del mio pensiero, ma della mia vita stessa.
Che cazzo ne sa di tutto questo Kindle?
Kindle ha le batterie. Possibile che ogni troiata che ho in casa debba essere elettrica? E' ridicolo.
Se mi dimentico di caricarlo, non posso usarlo.
Se mi dimentico Kindle al cesso, il vapore me lo fulmina.
Se lo butto in fondo alla valigia si spacca.
Se lo porto in spiaggia si rovina.
Se lo uso come spessore per un tavolo che balla, non è regolabile in altezza.
...cazzo, non volevo dirlo, ma temo che perfino per raccogliere la merda vada meglio la carta!

08 ottobre 2009

Asintoto geografico

Deserto di Sale ovvero autoritratto
Il deserto ha sempre esercitato su di me un fascino fortissimo: il fascino del misterioso.
Se ti chiedi cosa ci sia di misterioso in un luogo in cui non c'è nulla, stai partendo con il piede giusto. Il punto è proprio che non c'è nulla.
Il deserto è un concetto astratto.
In linea di principio, il deserto esiste solo come atto di fede. Nessuno potrà mai testimoniarne l'esistenza. Vederlo.
Quando visiti il deserto... il deserto non è più deserto. C'è un visitatore. Un intruso. Quel posto non è più deserto nel senso stretto del termine. E' altro. E' un visitatore. Sei tu. Solo tu. Tu solo.
Il deserto è un viaggio interiore. Non è un luogo: è un'esperienza.
Filosofia? Ciappini della mente? Cagate?
Che ne so. Per dirlo bisognerebbe provare. Fare l'esperienza.
Ecco lo spirito con cui ho visitato il deserto in occasione del lungo weekend di fine Ramazan. Tre giorni di deserto. Un'avventura interiore davvero intensa, impossibile da descriveere compiutamente. Tre giorni spesi in gruppo sulla jeep, giudati in mezzo al nulla dalle coordinate di una bussola GPS, che ci ha permesso di raggiungere tutti i luoghi e i punti in cui i locali ci hanno offerto ospitalità: cibo, un letto, un bicchiere di té. Bello.
Ho visto il deserto di sale. Un luogo in cui la strada è una lunghissima e flebile traccia sul terreno. Due goccie di pioggia e sparisce. Fin da quando l'uomo ne ha memoria, le due goccie di pioggia non son mai passate di lì.
Ho visto il deserto di sabbia. Dune. Dune. Dune. Tutto uguale, eppure tutto diverso. In continua evoluzione interattiva. Una folata di vento, un passo, una piccola frana di sabbia. L'uguale mai uguale.
Ho visto la tempesta di sabbia: impossibile vedere, impossibile respirare, impossibile orizzontarsi, impossibile ripararsi. Ci si accartoccia e si aspetta. Piccoli.
Ho visto il sole di mezzogiorno. Ovunque. Nessuna zona in ombra. Surreale. Sembra impossibile camminare in un luogo in cui non c'è modo di mettersi all'ombra. Mi sentivo come un uccello che vola in un cielo infinito, senza rami in cui posarsi.
Ho visto le persone del posto. Persone guidate da altre logiche, da altre regole, da altri ritmi. Persone caparbiamente abbarbicate all'esistenza.
Ho visto le oasi. Pozzanghere sporche e verde maestoso. Ho percepito di avere qualcosa in comune con le piante. Un alito di vita. Non mi era mai capitato prima.
Ho visto il vero paradosso del deserto: un luogo vuoto. Ma pieno. Intenso.
Probabilmente il modo migliore per descrivere il deserto è ispirarsi a questo paradosso. Inutile scrivere o parlare più di tanto. Il deserto è un'esperienza personale. Un viaggio dell'anima. Il linguaggio dell'anima sono le sensazioni, non le parole.

08 settembre 2009

Breve considerazione sulla cultura iraniana

Hafez
Se dico "Iran" cosa ti viene in mente?
Pensaci veramente: non è una domanda retorica.
Io nei giorni scorsi mi sono imbattuto per caso nel prologo di un libro di poesie di Hafez.
Wikipedia mi insegna che è un poeta persiano del XIV secolo.
Io non amo particolarmente la poesia.
Casa mia e casa di Hafez distano più di 6000Km.
Tra me ed Hafez ci sono circa 700 anni di differenza di età.
Eppure la sua poesia mi ha toccato. Per questo la condivido qui con te.

Se in questa raccolta di poesie vedrai
taverne, osti e ubriachi,
idoli e zunnar, croci e rosari,
cristiani, zoroastriani, pagani, brocche e conventi
vino e bei fanciulli, candele e ginecei,
melodie di liuto e canti d’ubriachi,
liquori e osterie, e gli sfaccendati delle bettole,
compagni, coppieri, tavole da gioco e fervide preghiere,
il dolce suono dell’’organo e del faluto il lamento,
il sabuh e le assemblee e coppe di vino una dopo l’altra
otri e calici, e le giare del venditor di vino,
e fare a gara nel trangugiar liquori,
correre dalla moschea alla taverna
e in quel luogo rilassarsi un po’,
per un bicchier dar in pegno sé stessi
al vino il corpo, e l’anima affidare,
rose, roseti, cipressi, giardini e tulipani,
e il racconto della rugiada dell’aurora;
peluria, nei, snelle figure e sopracciglia,
guance, visi, gote e lunghe trecce,
labbra, denti e occhi ebbri e seducenti,
teste e piedi, cintole e polsi e mani,
bada a non imbarazzarti per tutto ciò,
ma fatti coraggio e scovane il significato:
non t’impigliare nell’aspetto delle espressioni
se sei tra coloro che san capire quel che indicano!
Purifica il tuo sguardo se vuoi veder la purezza,
va via dalla buccia se vuoi vedere il nocciolo:
se non distogli lo sguardo dagli aspetti esteriori
come potrai diventare un conoscitore di misteri?
Poiché ciascuna di queste parole ha un’anima
e sotto ognuna di esse v’è un mondo...
tu cerca l’anima loro e passa via dal corpo,
lascia perdere il nome e ricerca il nominato:
non tralasciare alcun dettaglio,
finché diverrai compagno a Verità

02 settembre 2009

Discorso intorno all’affascinante e misterioso argomento degli alieni

il mitico disco volante con i fanali
Ci sono altre forme di vita nell’Universo? Boh. Francamente non lo so.
Però so una cosa: se mai esistessero sarebbero diversissime da quelle descritte da quei quattro babbei che son convinti di aver incontrato gli alieni.
Faccio un passo indietro.
Supponiamo che gli alieni esistano.
Supponiamo anche che un venerdì sera qualunque, in preda a quello scazzo che ti spinge a fare cose inutili, decidano di esplorare il nostro quadrante.
C’è gente che per scazzo lancia i sassi dal cavalcavia… ci può stare anche gente che decide di spararsi un viaggio della madonna scegliendo una direzione a cazzo e andando sempre dritto per anni-luce.
A me qui sorge già il primo dubbio… ‘sti alieni sono sufficientemente avanzati da arrivare ad esplorare il nostro quadrante?
Con tutta la tecnologia che hanno, possibile che non abbiano trovato nulla di meglio da fare? Boh. Voglio essere magnanimo con i quattro babbei che hanno visto un alieno: supporrò che gli alieni siano tecnologicamente avanzatissimi, ma per uno strano caso abbiano inventato solo tecnologie noiose, e nessuno svago per il venerdì sera. Astronavi fotoniche che esplorano l’universo, ma niente cinema. Niente musica. Niente gnocca. Niente birra. Niente gare di tutti. Una intera civiltà di sfigati. Di cagoni.
Prendono la loro bella astronave del cazzo a forma di disco, e partono per questo lungo viaggio verso l’ignoto.
La dea bendata, intenerita dal manipolo di ardimentosi mentecatti spaziali, tra tutte le direzioni possibili nell’universo, li assiste nel perseguire quella giusta: puntano verso di noi. Sono così distanti che puntano verso una intera galassia. Non vedono la terra. Vedono una nuvola sterminata di stelle tra le quali c’è anche il Sole. Che culo.
Ma la botta di culo più grande è che quando arrivano nel centro della nuvola di stelle scelgono proprio la nostra. La fortuna è innamorata di loro: se atterrano gli fa fare 6 al superenalotto tre volte a settimana.
A questo punto però accade un fatto strano: mentre gli alieni cazzeggiano increduli sopra di noi, quattro babbei terrestri li notano. Vedono le luci della loro astronave.
Le luci? LE LUCI?!
Ma cazzo di un cazzo, la loro astronave super avanzata ha i fanali?! Cari i miei quattro babbei che hanno visto gli alieni, siete proprio sicuri-sicuri?!?
Possibile che gli ardimentosi mentecatti spaziali non abbiano nessuna tecnologia migliore per la navigazione?
Questi vanno a velocità superiore a quella della luce con una astronave che ha i fanali.
Viaggiano così veloci che superano il fascio luminoso che producono.
Hanno montato sulla loro astronave super-avanzata dei fanali che non gli servono a un cazzo. E li hanno anche lasciati accesi. Bah. Francamente questa storia dei fanali mi sembra una stronzata di quelle ingombranti.
A questa stronzata se ne aggiunge un’altra splendida: gli alieni super-avanzati si accorgono che li abbiamo notati e si nascondono. Ci temono. Loro hanno le astronavi siderali. Noi abbiamo i deodoranti che ci piantano in asso dopo 24 ore. Però ci temono. E’ ridicolo. E’ come se io andassi ad un pic-nic, vedessi le formiche e mi nascondessi dietro un albero, sperando di non essere stato notato.
Il ritratto di alieno tratteggiato da questi racconti non è lusinghiero. Questi alieni mi sembrano davvero un branco di babbei.
Ecco.
Babbei che vanno alla ricerca di altri babbei. Da una parte all’altra dell’Universo alla ricerca dei propri simili.
Gli alieni sono arrivati fin qui alla ricerca di chi vede gli alieni.

19 agosto 2009

Autoritratto

Criptico autoritratto
Io sono quello con il braccio alzato...

09 luglio 2009

Del curioso fenomeno delle merde di gomma

Merda d'artista (Piero Manzoni)
Gli scienziati inglesi dell'università di Newcastle hanno creato il primo spermatozoo artificiale.
'Sticazzi che invenzione utile: la metterò a pari merito con la merda di gomma.
Ha senso concepire una merda finta, sapendo che ogni abitante della terra si libera quotidianamente di una merda vera?
Ha senso produrre la merda di gomma, sapendo il destino della merda vera?
Attendo una nuova ricerca degli scienziati inglesi dell'università di Newcastle che dimostri scientificamente che nei dintorni di Newcastle c'è la maggiore densità assoluta di gente che non ha un cazzo da fare.
O che evidenzi che nei dintorni di Newcastle c'è la maggiore densità assoluta di estimatori di merde di gomma.
Sarà un cerchio che si chiude. La spiegazione di tante cose.

10 giugno 2009

Prontuario delle situazioni imbarazzanti con gli amici

Colleghi
Serata tra amici. Uno degli astanti ha un alito che non passa inosservato: sembra che abbia mangiato un soffritto di stronzi.
Porca miseria… vorrei poterlo avvisare… idea: gli offro una gomma da masticare!
Tipicamente l’astante non capisce il segnale: ringrazia e declina l’offerta.
Cena tra amici. Uno degli astanti ha un pezzo di insalata tra i denti: quando sorride sembra un coglione.
Porca miseria… vorrei poterlo avvisare… idea: gli faccio qualche cenno scorrendo la lingua sui denti!
Tipicamente l’astante non capisce il segnale: pensa di avere un amico gay e declina le avances.
Sono momenti difficili, che sono capitati un po’ a tutti. Che fare in questi casi per evitare situazioni imbarazzanti? In caso di carenza di idee, Cisternae ha preparato un breve prontuario atto a coprire i casi più diffusi.

Amico con alito Pesante
Durante la serata, mentre stai parlando con il tuo amico, bloccati ed annusa l’ambiente. Poi con tono interrogativo e sospettoso domanda: ”…cos’è questo odore di merda?!? Ma che per caso hai sbadigliato?”.
L’amico capirà…

Amico con foglia di insalata tra i denti
Durante la cena fissa il tuo amico. Focalizzati sulla bocca, poi domandagli: ”…mah…sbaglio o fino a ieri i tuoi denti marci erano messi in modo diverso?”
L’amico capirà…

Amico con abito fuori moda
A inizio serata accoglilo commentando in questo modo il suo abito: ”Eh: che sorpresa… erano anni che non vedevo un abito così! Secondo me prima o poi, quando meno te lo aspetti, ‘sta robaccia torna di moda. Vedrai!”
L’amico capirà…

Amico con problemi di traspirazione
A inizio serata rompi il ghiaccio domandandogli se abbia mai letto le istruzioni del sapone.
Nel caso in cui fosse una persona particolarmente sensibile, è possibile porre la questione in modo indiretto, con una frase del tipo: ”Oggi ho letto per caso le istruzioni del sapone… tu lo sapevi che non è un talismano? Ha proprio un modo d’uso…”
L’amico capirà…

Amico con pettinatura improbabile
Guardagli i capelli con aria attonita. Poi scuoti la testa e con aria rassegnata esclama ad alta voce: ”Ma cazzo… per una volta che la calvizie poteva essere positiva! Dio non esiste. Il destino è beffardo”
L’amico capirà…

Amico noioso
Raccontagli un tuo aneddoto infantile preparato ad arte: ”Sai, da bambini tutti abbiamo un amico invisibile con cui giochiamo. Io ricordo che una volta da bambino ho visto il tuo amico invisibile buttarsi dalla finestra”. Se poi fossi a casa sua, puoi ulteriormente enfatizzare la cosa indicando per terra e dicendo: “Guarda lì… quelli non sono i coglioni invisibili del tuo amico invisibile?!?”
L'amico capirà...

Amico che parla a sproposito
Suggeriscigli una semplice regola: analizzare le cose che sta per dire. Quando gli sembrano cose stupide o superflue, significa che sono a sproposito. Quando gli sembrano cose intelligenti o interessanti, significa che si sta sopravvalutando.
L’amico capirà…